antica cittadella
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CASERTA – Ci sarebbero due fatture false nell’inchiesta che ha portato all’arresto ieri di Lucia Simeone di 48 anni, assistente dell’eurodeputato Fulvio Martusciello.

L'ipotesi

Si tratta di due documenti, per un totale di 46mila euro, che stando alle accuse degli inquirenti, sarebbero le due parti di un’ipotetica “mazzetta” versata per ricompensare uno o più europarlamentari, tra cui anche Martusciello, che hanno partecipato alla redazione di una lettera, inviata ai tre commissari europei, nella quale si invitava ad aprire alla concorrenza la diffusione del 5G. 

L'arresto

Simeone è destinataria di un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità giudiziarie belghe. Dopo l'arresto, è stata condotta al carcere di Secondigliano a Napoli, con l'accusa di associazione a delinquere, riciclaggio e corruzione. Nei giorni scorsi, la polizia belga ha eseguito perquisizioni negli uffici degli assistenti dell’europarlamentare nell’ambito di un’indagine legata al dossier Huawei. Parallelamente, la Procura belga ha avviato un'indagine sulle presunte firme false relative alle presenze in aula, con l'obiettivo di ottenere indebitamente l'indennità giornaliera di 350 euro.

Indagine anche sull'eurodeputato Ferrandino

Secondo quanto riportato dai quotidiani Le Soir e Knack, l’indagine riguarda anche l’eurodeputato campano Giosi Ferrandino, che, insieme a Martusciello, sarebbe accusato di aver falsificato la propria partecipazione ai lavori parlamentari, firmandosi a vicenda per incassare il massimo rimborso anche quando solo uno dei due era presente.

Martusciello ha respinto con forza le accuse, dichiarando che si tratta di "questioni risalenti a quattro anni fa, già chiarite con gli uffici dell'Europarlamento".

L’indagine prosegue, mentre il caso solleva interrogativi sulla trasparenza e sull’integrità all’interno delle istituzioni europee.