antica cittadella
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CASERTA – Nuova svolta nell'inchiesta Huawei all'Unione Europea arriva da Valerio Ottati, dipendente della Huawei Belgio ed ex assistente dell’europarlamentare Nicola Caputo, ora assessore all’Agricoltura della Regione Campania sul modo di operare del colosso cinese della telefonia.

L'intercettazione

Per Ottati i dirigenti della Huawei spesso “pagano per gli emendamenti”. Il tutto rientra nell’inchiesta sulle presunte tangenti per circa 46mila euro, in cui rientra anche Ottati, versate dalla Huawei ad alcuni politici europei per introdurre il 5G in Europa. Le parole di Ottati sarebbero giunte da alcune intercettazioni nel suv dello stesso.

Questo episodio viene riportato negli atti che riguardano il mandato di arresto europeo eseguito nei confronti di Lucia Simeone, collaboratrice dell’europarlamentare di Forza Italia Fulvio Martusciello, che da sabato si trova ai domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere, corruzione e riciclaggio.

L'ipotesi

Si tratta di due documenti, per un totale di 46mila euro, che stando alle accuse degli inquirenti, sarebbero le due parti di un’ipotetica “mazzetta” versata per ricompensare uno o più europarlamentari, tra cui anche Martusciello, che hanno partecipato alla redazione di una lettera, inviata ai tre commissari europei, nella quale si invitava ad aprire alla concorrenza la diffusione del 5G. 

L'arresto

Simeone è destinataria di un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità giudiziarie belghe. Dopo l'arresto, è stata condotta al carcere di Secondigliano a Napoli, con l'accusa di associazione a delinquere, riciclaggio e corruzione. Nei giorni scorsi, la polizia belga ha eseguito perquisizioni negli uffici degli assistenti dell’europarlamentare nell’ambito di un’indagine legata al dossier Huawei. Parallelamente, la Procura belga ha avviato un'indagine sulle presunte firme false relative alle presenze in aula, con l'obiettivo di ottenere indebitamente l'indennità giornaliera di 350 euro.

Indagine anche sull'eurodeputato Ferrandino

Secondo quanto riportato dai quotidiani Le Soir e Knack, l’indagine riguarda anche l’eurodeputato campano Giosi Ferrandino, che, insieme a Martusciello, sarebbe accusato di aver falsificato la propria partecipazione ai lavori parlamentari, firmandosi a vicenda per incassare il massimo rimborso anche quando solo uno dei due era presente.

Martusciello ha respinto con forza le accuse, dichiarando che si tratta di "questioni risalenti a quattro anni fa, già chiarite con gli uffici dell'Europarlamento".

L’indagine prosegue, mentre il caso solleva interrogativi sulla trasparenza e sull’integrità all’interno delle istituzioni europee.